A mio avviso la vita inizia non appena si forma l’embrione e da ciò consegue che i primi nove mesi intrauterini sono i più preziosi perché dentro quell’antro apparentemente buio si fondono due sostanze biologiche (seme maschile + ovulo femminile) per dare inizio a una nuova intelligenza diversa dalla somma dei primi due protagonisti.  Nei primi nove mesi il bambino è già un essere unico e diverso da chi gli ha concesso la vita, nel senso che nessuno potrà essere come lui e nessuno avrà la sua stessa intelligenza, la quale non è una somma di due entità diverse, bensì sincresi totale  (fusione perfetta) in un unico DNA.

La Psicologia, la Psicoterapia e i Percorsi psicologici, sono concordi nell’affermare che l’intelligenza umana è una facoltà che distingue il proprio Sé dagli altri, non tanto per esprimere un giudizio di valore o disvalore, quanto per comprendere che nessuno è uguale all’altro e che l’uguaglianza è solo rispetto delle differenze.  Avere capacità di scelta vuol dire possedere un cervello costruttivo che, traducendo in pratica le idee positive, si nutre delle esperienze quotidiane per realizzare i progetti esistenziali. Chi è intelligente non pensa se le proprie facoltà siano concentrate nella mente o nel corpo, ma nelle azioni che compie.

Quel patrimonio d’intelligenza innata confermato dagli scienziati, se non è messo alla prova nelle difficoltà della vita, rischia di dare frutti sterili perché un cervello che non pensa, chiudendosi in se stesso, si atrofizza, mentre un qualunque patrimonio genetico, sottoposto a sensate esperienze costruttive può realizzare un futuro dignitoso demolendo i normali ostacoli della vita. Nasciamo predisposti a camminare, a pensare, a parlare per diventare intelligenti. Ciò che saremo non sta scritto solamente nel  DNA, ma anche nelle varie occasioni della nostra esistenza. Un bambino diventa adulto con l’esperienza positiva; un adulto diviene infantile senza la conoscenza pratica della vita che è essa stessa, intelligenza delle esperienze.