La perfettibilità dell’uomo: verso quale direzione?

Il termine Programmazione è tratto dal mondo dell’informatica, nel senso che ogni programmazione è l’insieme delle attività svolte dall’uomo per creare nel cervello un software  capace di pianificare  ogni azione presente e futura, nel ricordo del passato. Un cervello senza software, infatti, sarebbe come una massa di gelatina senza pensiero.

L’accumulo delle nostre esperienze sensoriali tramite i sensi, rielaborato dai vari processi neurofisiologici, va a costituire nel cervello quella parte morbida, invisibile e immateriale che dà origine alla mente. Nella difficoltà di darne una definizione (è difficile descrivere una cosa che non si vede), noi la qualifichiamo come facoltà impalpabile del cervello stesso. Del resto, il pensiero, l’intelligenza, l’ intelletto, la ragione e il senno (competenze che entrano di diritto nei processi conoscitivi) non sono forse attitudini che qualificano l’uomo, senza che lui ne conosca il meccanismo?

Con la conoscenza di ciò che avviene nel nostro corpo, possiamo affermare che se cambiamo modo di pensare, mutiamo anche quello di agire, perché il pensiero coincide con l’azione; il nostro organismo si muove in virtù di un’energia immateriale prodotta da essenze materiali fuse in una mente indefinibile. Con tale combinazione l’uomo dà il significato alla vita, sebbene non ne sappia spiegare il mistero entro il quale si muove.

La mente, infatti, programma e sospinge il corpo ad acquisire quei dati sensoriali che costituiscono il cibo del cervello il quale, metabolizzandoli, ne fa oggetto di conoscenza e di coscienza, seguendo un programma neuro mentale in cui la conoscenza dei dati sensibili appartiene al cervello (organo materiale) e la sua coscienza, attiene alla mente intesa come “facoltà immateriale”. In un certo senso la mente umana è la metafisica della persona che immagina il futuro e lo interiorizza nell’apparato neurologico perché esso lo organizzi in dati nervosi. Essa è come un’onda del mare che con veemenza si avvicina alla spiaggia scaricando la propria energia e placidamente si allontana per riprendere forza, dando prova che la vita è un perenne movimento, anche distruttivo, che nessuno può interrompere.

Se venisse meno codesto andirivieni di forze aggressive e pacifiche, considerando che il richiamo della bestia è nella natura dell’uomo, l’esistenza  potrebbe dispiegarsi anche verso  l’imperfezione (distruzione) oltre che verso la perfezione (costruzione). Altrettanto avviene nella mente umana, la quale spinge incessantemente il cervello ad agire, ma per andare dove? Verso la perfezione  per diventare sempre migliore o verso l’imperfezione per diventare peggiore?

Questo è il rischio dell’essere umano che soltanto una saggia Psicologia costruttivistica può moderarne la direzione.